La situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale continua a essere critica. Nelle carceri del Regno del Marocco restano detenuti decine di prigionieri politici saharawi, condannati con pene pesantissime — in molti casi fino all’ergastolo — per aver difeso il diritto all’autodeterminazione del proprio popolo o per aver partecipato a manifestazioni di protesta.
Un nodo centrale rimane il dramma del gruppo di Gdeim Izik. Nel novembre 2010, migliaia di Saharawi avevano allestito un grande accampamento alla periferia di El Aaiún per rivendicare dignità, diritti sociali e la realizzazione del referendum di autodeterminazione sotto l’egida dell’ONU. Lo smantellamento forzato del campo da parte delle forze marocchine provocò morti, centinaia di feriti e un’ondata di arresti arbitrari.
A distanza di anni, molti degli attivisti arrestati in quell’occasione continuano a scontare condanne lunghissime al termine di processi ampiamente contestati dalle organizzazioni internazionali.
Numerose denunce presentate da ONG e dagli stessi Relatori Speciali delle Nazioni Unite sulla tortura evidenziano come i detenuti saharawi siano sistematicamente sottoposti a maltrattamenti, violenze psicologiche e fisiche, isolamento e diniego di adeguate cure mediche. Le precarie condizioni detentive sono spesso aggravate dalla distanza di oltre mille chilometri che separa i prigionieri dalle loro famiglie.
Dal novembre 2020, in seguito alla rottura del cessate il fuoco e al riaccendersi delle tensioni nella regione, la pressione e la sorveglianza della popolazione civile nei territori occupati si sono ulteriormente inasprite.
Nonostante i continui appelli della comunità internazionale e delle organizzazioni per i diritti umani, la MINURSO (la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale) rimane una delle pochissime missioni di pace dell’ONU a non avere nel proprio mandato la facoltà di monitorare e tutelare direttamente i diritti umani sul campo.
CittàVisibili APS aderisce alla Campagna ORA LIBERI del Movimento Saharawi in Italia e in Europa e della Rete Saharawi









