Le risorse e i diritti negati nel Sahara occidentale

Sono perlomeno trenta i Paesi che stanno investendo illegalmente nei territori occupati del Sahara occidentale in numerosi settori economici che, per il diritto internazionale, rappresentano un atto illegittimo e «costituisce flagranti violazioni e crimini di colonizzazione poiché (le compagnie) non hanno ottenuto il consenso del popolo saharawi e del suo unico e legittimo rappresentante, riconosciuto dall’Onu, il Fronte Polisario»

Spagna e Francia sono i principali partner economici del Marocco e della sua politica di sfruttamento delle risorse nei territori occupati, sono i Paesi che investono maggiormente nel Sahara occidentale con 28 aziende spagnole e 16 francesi.

Oltre il 70% delle aziende provengono da Paesi della comunità europea: Germania con 15 società, Svezia e Grecia con 6 società, Italia con 5 (tra cui l’Enel e Italcementi), Norvegia con 4 e il res tante da: Stati uniti, Canada, Cina, Nuova Zelanda, Bangladesh e Singapore.

Le aziende sfruttano il Sahara occidentale attraverso il trasporto marittimo e la pesca (i 1.400 km di coste del SO sono considerate una delle aree marittime più pescose al mondo con una produzione di oltre due milioni di tonnellate di pesce all’anno), nonostante le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea che affermano lo «status separato e distinto del Sahara occidentale come territorio occupato, internazionalmente riconosciuto dall’Onu»

Altro settore di sfruttamento delle risorse è quello minerario con l’estrazione di fosfati – c a Bou Craa, 100 chilometri di nastro trasportatore fino al porto di esportazione nella città di El Ayoun occupata – , oltre i settori delle energie convenzionali (gas e petrolio) e rinnovabili o nell’edilizia.

Quasi quaranta società straniere hanno recentemente lasciato il Sahara occidentale per conformarsi al diritto internazionale: la costituzione di ditte straniere nei territori occupati «costituisce flagranti violazioni e crimini di colonizzazione poiché (le compagnie) non hanno ottenuto il consenso del popolo saharawi e del suo unico e legittimo rappresentante, riconosciuto dall’Onu, il Fronte Polisario». (liberamente tratto da un articolo di Stefano Mauro sul Il Manifesto 9.1.2021

Il Regno del Marocco recentemente s i è posto a gendarme della migrazione verso la Spagna per difendere le porte d’Europa, Mohammed VI si serve – come altri paesi ai confini europei – della migrazione come arma di ricatto.

Così, dopo aver mantenuto chiusa la frontiera con la Spagna per oltre un anno sotto la minaccia di sospendere i controlli a Ceuta e Melilla ed è cos ì che nel maggio 2021, Mohammed VI è riuscito a ottenere che la Spagna riconoscesse la sovranità marocchina sul Sahara occidentale.

Il patto sul controllo della migrazione non è l’unico interesse spagnolo in questa regione.

I nuovi rapporti tra i due Paesi permetteranno ad entrambi di ampliare i progetti di sfruttamento delle risorse del Sahara occidentale.

Le imprese spagnole beneficeranno di concessioni per attività come lo sfruttamento della pesca e l’estrazione di minerali, mentre il porto e la zona industriale di Dakhla saranno offerti alla Confederazione spagnola delle organizzazioni imprenditoriali come punto di partenza per le esportazioni verso l’Africa. Accordi che si basano sul saccheggio delle risorse di un territorio occupato militarmente dal Marocco e, la cui popolazione s follata vive da oltre 40 anni nei campi profughi di Tindouf in Algeria in attesa del referendum per l’autodeterminazione.

Un grande lasso di tempo in cui il Marocco ha incoraggiato l’insediamento della popolazione marocchina in quei territori. Come Israele ha fatto con i propri coloni nei territori palestinesi

Ad ogni modo, l’espansionismo marocchino non si riflette solo nelle aspirazioni territoriali verso le ex colonie spagnole. Infatti, mentre gli obiettivi della Spagna sono quelli di controllare la migrazione e di potenziare ed espandere la propria economia. pare che esistano negoziati per la cessione da parte della Spagna dello spazio aereo del Sahara occidentale oltre una delimitazione diversa ed adesso contesa sulle acque territoriali dell’atlantico del Sahara occidentale.

La delimitazione delle acque territoriali è probabilmente il punto con maggiori attriti nelle trattative tra i due paesi. Entrambi vorrebbero ampliare la propria zona economica per avere il controllo di un vulcano sottomarino, il Monte Tropic, enorme giacimento di minerali fondamentali per l’economia moderna, come cobalto, litio e soprattutto tellurio. Tutto nel Sahara occidentale. Da anni, il Marocco investe nella ricerca di petrolio e gas naturale, stringendo partnership con imprese straniere specializzate nell’esplorazione a terra e in mare. Mohammed VI offre molte agevolazioni per incoraggiare ed attrarre investimenti stranieri, con l’obiettivo di diventare il Regno produttore di petrolio.

Impresa realizzata nel 2022 quando la compagnia britannica Europa Oil&Gas ha scoperto un gigantesco giacimento al largo di Agadir.

Mentre sempre in questi ultimi anni sono tate cedute a ENI e Qatar Petroleum, vicino alle cos te di Tarfaya, le licenze di perforazione e l’impresa israeliana Ratio Petroleum ha ottenuto diritti esclusivi per condurre l’esplorazione nelle acque del Sahara occupato, al largo delle coste di Dakhla. (liberamente tratto da Meltingpot 8/2022)

13 novembre 2021, CittàVisibili ha effettuato una iniziativa informativa in collaborazione con Arci Firenze e Circolo Rinascita di Campi Bisenzio, presso il Circolo Rinascita, dalle ore 17:00 con il Patrocinio del Comune di Campi Bisenzio e della Rete Saharawi ODV

Durante la cena è stato proiettato il video «Voci per i Saharawi, 13 novembre 2020-2021» Regia di Simone Ducci, di Rete Saharawi ODV  per l’autodeterminazione dei popoli al quale hanno collaborato tante voci, mani e occhi di artisti colmi di umanità.

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