Un muro lungo centosessanta chilometri divenne, in una sola notte, il simbolo universale della libertà. Il suo crollo ha segnato per l’Europa la fine di una profonda contraddizione: il tramonto di un’utopia che da aspirazione si era trasformata in ostacolo, freno e regime opprimente. La storia ci insegna che nessuna persona può sentirsi davvero al sicuro in un mondo insicuro.
Nessun muro — visibile o invisibile, materiale o ideologico — potrà mai sostituirsi alla serenità e alla convivenza. Non esiste frontiera o barriera capace di arrestare le idee, le passioni e la sete di libertà. I muri del passato sono stati abbattuti dalla non violenza di Gandhi, dal sogno di Martin Luther King, dalla ricerca di verità di Michail Gorbačëv, dalla sfida di Bobby Kennedy e dal richiamo contro la paura di Giovanni Paolo II. Ma anche dalla visione di Muhammad Yunus, dall’opposizione all’apartheid di Desmond Tutu, e dalla dolce fermezza di figure come Madre Teresa, Aung San Suu Kyi e Ingrid Betancourt.
Eppure, nel mondo resistono ancora troppe barriere. Alcune tristemente famose, altre dimenticate dai media, ma tutte colpevoli di dividere popoli, territori e vite umane: dalla linea di separazione a Belfast al confine a Cipro, dalle Coree alle frontiere tra India, Pakistan e Bangladesh; dal muro in Israele e Palestina che ferisce la dignità e la speranza, a quello tra Marocco e Mauritania; dalle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla ai duemilasettecento chilometri che isolano il popolo Saharawi, fino alle barriere in Iraq e al confine tra Messico e Stati Uniti.
I muri, il razzismo e la paura del diverso non si abbattono con la forza, ma si combattono con i principi, il dialogo e la partecipazione. Ce lo hanno insegnato i padri costituenti, ce lo ricordano i giovani israeliani e palestinesi che credono nella pace, e ce lo ha dimostrato Nelson Mandela con la sua grande lezione di riconciliazione.
Ci sono idee che viaggiano veloci e sconfiggono ogni ostacolo: sono le lotte civili per i diritti umani. È nostro dovere conoscerle, rispettarle e farle rispettare. Raccogliendo l’appello sottoscritto da diciannove Premi Nobel a Roma, il nostro impegno è diffondere i principi della non violenza, promuovere il disarmo e sostenere la Carta per un mondo senza violenza. Perché non può esserci alcun futuro fondato sulla paura.











